Nel 1994 vicino a Dharamsala lo sceneggiatore, scrittore, saggista incontra il Dalai Lama per una serie di conversazioni, aveva nei mesi precedenti l’incontro inviato lettere in cui erano evidenziati i punti su cui avrebbe voluto dialogare con il Dalai Lama, evitando , per quanto possibile, di discutere di punti della dottrina dei quali sua santità aveva già parlato in libri precedenti.
Gli incontri duravano circa tre ore, egli registrava tutto, ed una volta tornato a Parigi ha messo mano alla scrittura del libro.
Il Dalai Lama parla di tutto, dalla violenza che imperversa nel mondo, alla fame nel mondo, alla modernità, alla dottrina, poiché difficilmente possiamo separare qualche soggetto dall’atteggiamento che può avere verso i fenomeni esterni un buddista, tutto è interdipendente, come ben sapete .
Ed ecco che pagina dopo pagina, riga dopo riga, un signore con gli occhiali e l’aria amichevole vi racconta come un altro punto di vista è possibile, un altro mondo è possibile, vi fa capire, citando anche Milarepa ed altri grandi santi, che tutti possono liberarsi e tutti sono parte di uno stesso destino.
Cito l’ultima frase di sua santità nel libro:
“Una cosa non può essere messa in dubbio, cioè che esiste in noi la possibilità di una qualità. E’la Prajna ( la saggezza).
Possiamo negare tutto, tranne questa possibilità che abbiamo di diventare migliori. Riflettiamo semplicemente su questo.”
Voi che ne dite? A me sembra molto ragionevole, al di là di qualunque religione, consigliatissimo pure agli atei quindi.