Una domanda tra tante alle quali il libro cerca di dare una risposta. Una per tutte per esprimere il malessere tra i più diffusi.
Mai come a partire dalla metà del XX secolo si è sentito parlare così tanto di solitudine e di isolamento. L'angoscia dell'essere umano separato e solo - bambino e adulto, uomo e donna, giovane e vecchio -, più separato e più solo a causa dei trasferimenti, dei traslochi, degli sradicamenti, delle crisi delle famiglie e delle comunità alle quali apparteneva un tempo, affiora dappertutto. Nicole Fabre si interroga sulle cause e sulle implicazioni della solitudine a seconda che sia subita, scelta, ricercata, desiderata, evitata o coltivata. Attraverso la distinzione delle sue diverse forme, analizza in profondità il vissuto di solitudine di chi la sperimenta ogni giorno, di chi ha imparato ad avvicinarla, di chi addirittura sa cercarla in mezzo a una folla e perfino accoglierla quando sopraggiunge inopinatamente nella sua vita. E di chi sa contenerla e costruirci sopra la propria casa.
Commento a cura di Alessandro Scandale
Ci sono singles per scelta ma anche persone che vivono con disagio un isolamento che li annienta. La solitudine è una condizione, uno stato d'animo che interessa un numero sempre più elevato di persone. Tutte accomunate da una domanda: "Perché quando sono da solo mi sento in prigione, e quando sono con altre persone mi sembra che siano loro a imprigionarmi?".
La solitudine - Gioie e dolori di Nicole Fabre, appena pubblicato dalle Edizioni Magi nella Collana Lecturae, cerca di approfondire l'angoscia legata all'isolamento - sempre più diffuso e quasi paradossale nell'epoca della comunicazione globale - ricercandone motivazioni e sfumature al di là di facili luoghi comuni.
L'autrice, psicoanalista e psicoterapeuta dell'infanzia, analizza i vissuti legati alla condizione di essere soli e separati, non solo a causa della crisi delle famiglie ma anche in seguito a trasferimenti e traslochi. La solitudine fa soffrire bambini e adulti, donne e uomini che si trovano senza"rete", senza radici e punti di riferimento ma anche chi vive in famiglia o all'interno di una coppiaNicole Fabre passa in rassegna le cause e le implicazioni profonde della solitudine, che può essere subìta e combattuta con la ricerca di legami illusori ma anche desiderata e ricercata. Stare da soli è essenziale"per raccogliere tutti i frammenti dispersi del nostro io" e "la solitudine è feconda e ci rende capaci di essere noi stessi quando stiamo in mezzo agli altri". Anche se non possiamo dimenticare che l'angoscia di abbandono ci rimanda alla separazione della nascita, il primo distacco a cui il bambino deve far fronte in base alle teorie psicoanalitiche.Al lettore non resta, infine, che riflettere su quanto diceva l'imperatore Marco Aurelio, saggio e filosofo: "Nessun luogo è per l'uomo rifugio più pacifico e più lontano dalle preoccupazioni della propria anima, soprattutto se egli ha dentro di sé quelle cose che donano felicità solamente a pensarle; per felicità non intendo nient'altro che l'ordine armonioso. Concediti dunque regolarmente questo rifugio e rigenerati
libro edito da Magi www.magiedizioni.com
Nicole Fabre psicoanalista e psicoterapeuta dell'infanzia, membro fondatore e già presidente del girep (Group international du rêve éveillé en psychanalyse). Impegnata da molti anni nei corsi di formazione rivolti a genitori e psicologi, è autrice di numerosi volumi nei quali affronta temi di psicoanalisi e psicopedagogia. Presso le Edizioni Magi sono stati pubblicati: I discorsi dei grandi nelle orecchie dei bambini (1998), Le ferite dell'infanzia (1999), Sono felici lontano da noi? (2000), Questi bambini che ci provocano (2001), Allo specchio dei sogni (2002), A me non piace separarmi (2003), L'immaginario in azione nella psicoterapia infantile (2004).