Mobbing familiare, recita il sottotitolo, ovvero la crudeltà sottile di chi ci ama a parole e poi ci sminuisce, ci manipola, ci maltratta. Conflitti che emergono in superficie per un niente, cattiverie quotidiane di una ferocia imbarazzante, perché avvengono in quella famigerata "porta accanto". Non si raccontano in questo libro le tragedie delle famiglie perdute, delle realtà estreme, delle difficoltà del vivere che appartengono a un dolore lontano. Anzi, A.B. Pace ci mette di fronte a una violenza morale che nostro malgrado ci circonda, giorno dopo giorno: calci nel cuore che imprimono lividi profondi, anche senza colpire il fisico. La famiglia "perbene", le madri amorose, le mogli consenzienti, gli amanti protettivi: tutti responsabili di una cattiveria al limite del disumano, aiutate dalla complicità silenziosa della vittima, che preferisce subire piuttosto che assumersi la responsabilità del cambiamento.
C'è una forma di violenza molto sottile, che lascia i segni nel cuore e non sulla pelle. È la crudeltà di chi, dicendo che ci vuole bene, ci sminuisce fino a farci credere di non valere nulla, ci maltratta, ci manipola e ci impedisce di vivere. È il mobbing familiare. Fino a pochi anni fa, questa espressione in Italia sarebbe suonata provocatoria: quando nei film americani sentivamo parlare di divorzi e di crudeltà mentale, sembravano le solite esagerazioni di un mondo ricco e viziato. Eravamo certi che, nel nostro bel paese, la famiglia fosse un solido punto di riferimento e ci consolavamo pensando che «quando c'è l'amore c'è tutto...» Progressivamente, invece, è emersa una realtà inquietante, segnata da conflitti sommersi, feroci cattiverie quotidiane, atteggiamenti svalutativi e violenze morali persino sui figli, anche piccolissimi. Veri e propri calci nel cuore, inflitti dal partner tanto amato che si trasforma in un aguzzino dell'anima e pretende il controllo totale a scapito dei sentimenti. In questo libro vibrante e coraggioso, Annamaria Bernardini de Pace rovescia molti luoghi comuni e ci svela, con grande amarezza, che il seme dell'amore malato si coltiva anche nelle famiglie «perbene» e non solo in quelle deprivate, ai margini del contesto sociale, e inoltre che crudeltà e violenza non sono espressioni esclusive del maschio predatore ma oggi si fanno spazio sempre più nella psiche femminile. Sovente però - e questa è la tesi provocatoria del libro - la perfidia del carnefice si afferma proprio grazie alla complicità, inconsapevole o rassegnata, della vittima, che preferisce subire piuttosto di assumersi la responsabilità del cambiamento. Il nostro «avvocato del cuore» affonda il suo sguardo penetrante proprio dentro questa lacerante contraddizione: quando il dolore diventa uno stile di vita, un'abitudine faticosa ma, paradossalmente, rassicurante rispetto alle incognite di un'esistenza nuova. Ha scelto così dieci storie esemplari e le ha narrate con la sensibilità e la profondità di un vero scrittore: vicende impressionanti, che si leggono tutte d'un fiato, come sorprendenti racconti noir. Raccogliendo i suggerimenti di uno psichiatra forense, ci aiuta a capire le ragioni che si nascondono dietro i comportamenti malsani e affida inoltre a un legale del proprio studio le proposte per uscire da questa morbosa dipendenza. Cambiare le consuetudini, per quanto frustranti e umilianti, è molto difficile, ma la lettura di questo libro alla fine mostrerà che tutti abbiamo gli strumenti per rovesciare le nostre vite e restituire alle parole «amore», «convivenza», «coppia» il loro autentico, gioioso, costruttivo significato.
"Pur di essere amati, si accettano le carezze del nemico... E i semi della violenza sanno produrre infinite varieta' di dolore."